Non
è facile stabilire quale sia a priori un metodo efficace per l’insegnamento
della grammatica; tuttavia, ritengo che sia importante guidare l’alunno affinché
possa acquisire le regole in modo implicito, cedendo spazio anche agli elementi di arbitrarietà della
lingua, essenziali per una percezione critica della comunicazione.
In questo modo, la struttura formale, vale a dire il significante, non va presa come punto di partenza per arrivare ad una classificazione in categorie astratte; al contrario, l’idea è proprio quella di partire dagli aspetti della comunicazione umana e dalle forme linguistiche che essi adottano, presentando agli studenti esercizi che li addestrino all’uso di strutture grammaticali sempre più complesse, sulla base di un’analisi linguistica accurata che non viene presentata loro direttamente, ma che rimanda ad una scoperta della regola in modo induttivo (grammatica implicita), promuovendo il potenziamento delle capacità metalinguistiche e di riflessione, legate alla curiosità spontanea e alla naturale capacità di osservazione degli alunni.
Dal canto suo, il docente
avrà il compito di instaurare con gli alunni una riflessione sulla lingua e
soprattutto sulle sue regole sotto forma di ipotesi
la cui verifica da parte degli studenti può diventare un ottimo punto di
partenza per una “negoziazione” sulla
lingua di grande importanza per il raggiungimento di una maggiore autonomia di
apprendimento.
E non a caso, questo è
anche il modello adottato dal Consiglio Europeo nel Quadro comune di riferimento per le lingue in cui l’analisi di
funzioni, nozioni, grammatica e rappresentano un tuttuno fondamentale per portare a termine i compiti comunicativi.
Per un maggior approfondimento del
tema rimando alla lettura di questo articolo molto interessante di Giuseppina Zedda: “Insegnamento linguisticoriflessivo della lingua straniera”




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