domingo, 14 de febrero de 2016

DIESEÑO ACTIVIDAD DE AULA

LA NOSTRA RICETTA!


Esta actividad ha sido pensada para una clase de EOI de nivel A1. 

En esta actividad los alumnos deberán preparar una receta y presentarla a la clase

Además de la competencia lingüística, en esta actividad se trabajarán la Competencia matemática e competencias básicas en ciencia e tecnología y la de Sentido de iniciativa e espíritu emprendedor.


PRIMERA ACTIVIDAD: "Il gioco della ricetta"






L’insegnate dividerà la classe in gruppi formati da tre alunni  e assegnerà a ogni gruppo delle schede, ognuna delle quali ha raffigurato un alimento con il nome corrispondente.

Gli alunni dovranno elaborare una ricetta in base agli ingredienti delle loro schede e, qualora avessero bisogno di altri ingredienti, potranno chiederli agli altri gruppi utilizzando l’espressione:

“ hai del burro?”; “hai delle uova”.

Se il gruppo ha questo ingrediente e non vuole utilizzarlo per la sua ricetta o se ne ha più di uno, potrà cederlo.



SEGUNDA ACTIVIDAD: "La ricetta"





L'insegnate fornisce agli alunni un esempio di come preparare una ricetta: 


INGREDIENTI PER 4 PERSONE



PREPARAZIONE:
Per prima cosa mettiamo a bollire l'acqua per gli spaghetti, poi tagliamo il guanciale a listerelle o a cubetti, aggiungiamo nella padella un filo d'olio e mettiamo il guanciale a soffriggere; possiamo aggiungere il peperoncino e mischiare il tutto fino  a che il grasso del guanciale diventa trasparente. Aggiungiamo il vino bianco e quando sarà sfumato spegniamo il fuoco.

Poi togliamo il guanciale dalla padella, e inseriamo nel fondo di cottura i pelati tritati. Li facciamo cuocere per 10 minuti. Quando la pasta sarà quasi cotta, aggiungiamo il guanciale nel sugo, mettiamo anche metà pecorino, e poi siamo pronti per aggiungere la pasta. La facciamo saltare, saliamo, pepiamo e impiattiamo. Alla fine spolveriamo i piatti con il pecorino rimasto. 

Buon appetito!

Dopo aver letto insieme la ricetta e aver risolto dubbi di vocabolario l'insegnate fará vedere agli alunni il video della ricetta. Il video potrà essere visto più di una volta.

TERCERA ACTIVIDAD: "La nostra videoricetta"






A questo punto ogni gruppo preparerà una videoricetta. È importante che tutti e tre i membri del gruppo compaiano nel video. Durante questa fase, l'insegnate passerà tra i tavoli per controllare il lavoro, chiarire dubbi e dare suggerimenti per la correzione del testo da registrare. Gli alunni non potranno leggerlo per cui si eserciteranno per memorizzare la loro "parte". 



 Per la registrazione potranno utilizzare il cellulare o una video camera. Successivamente tutte le ricette verranno presentate alla classe. 


IL VINCITORE 

Al termine dell'attività ogni gruppo dovrà votare la ricetta che più gli è piaciuta e quella vincitrice verrà messa sul blog della classe!

martes, 2 de febrero de 2016

DOSSIER 01/02

DIARIO 01/02/2016

In questo mio diario vorrei condividere una possibile lezione di italiano della durata di due ore destinata ad un pubblico adulto. Si tratta, infatti di un’attività pensata soprattutto per quegli alunni che hanno scelto di studiare l’italiano per piacere ed è rivolta a studenti di livello avanzato di una EOI.

Le tecniche didattiche proposte si basano sull’apprendimento cooperativo, perché il lavoro tra pari permette di controllare l’ansia, aumentare l’autostima, dare sicurezza, imparare anche dagli errori degli altri e sviluppare abilità di problem-solving.

Inoltre, i materiali proposti sono materiali autentici, utili sia dal punto di vista linguistico, ma anche extralinguistico, poiché presentano aspetti legati ai gesti, alla cultura e ai costumi della lingua straniera.

Il docente, in questa attività, assumerà il ruolo di regista, prestando aiuto qualora gli/le venga richiesto e cedendo il protagonista agli alunni, d’accordo con il principio di centralità e unicità del discente in senso globale.


Vediamo, quindi, in cosa consiste questa lezione!


ATTIVITÀ: CINEMA E DOPPIAGGIO

LIVELLO: B2 /ADULTI

DURATA: 2 ORE

Per prima cosa il docente cercherà di creare un ambiente confortevole e un clima propizio affinché lo studente si senta a proprio agio. A tal fine disporrà i banchi o le sedie in semicircolo e introdurrà l’argomento con una serie di domande utili per “rompere il ghiaccio”:


Successivamente proporrà le seguenti attività:



    Guardate le locandine di questi tre film e provate, in gruppo, a indovinarne la trama:


Adesso guardate i trailer e verificate se le vostre ipotesi sono giuste!


  DISCUSSIONE IN PLENUM
  •       Quale di questi film andresti a vedere e perché?

  •      Se fossi un docente di spagnolo per italiani quali film spagnoli proporresti per questa attività e perché?



A questo punto l’insegnante introdurrà la figura del doppiatore e l’importanza che riveste nel mondo del cinema. Quindi, proporrà le seguenti attività


DOPO AVER VISTO PIÙ VOLTE QUESTA INTERVISTA A FERRUCCIO AMENDOLA, UNO DEI PIÙ GRANDI DOPPIATORI ITALIANI, RISPONDETE ALLE DOMANDE:

  •  Cosa chiese Amendola ad un dialoghista amico suo?
  • Dove si scelsero i provini?
  • Perché i direttori e le cooperative erano preoccupati?
  • Come doveva essere la voce?
  • Di cosa si rese conto Amendola e cosa propose?
  • A quali attori si sente più affezionato e perché?

      Dopo aver corretto in plenum l’attività, gli alunni a coppie realizzeranno  questa attività:




Gli alunni drammatizzeranno l’intervista davanti al resto della classe. L’insegnante registrerà con una videocamera le interviste e in seguito le proietterà alla classe.


Dopo la proiezione, gli alunni dovranno valutare il proprio lavoro in base ai seguenti criteri:


  1. originalità
  2. correttezza grammaticale
  3. pronuncia


CHE NE PENSATE?
CREDETE CHE POSSA ESSERE UN'ATTIVITÀ INTERESSANTE?
COSA CAMBIERESTE/AGGIUNGERESTE A QUESTA ATTIVITÀ?
LAVORIAMOCI INSIEME!

viernes, 29 de enero de 2016

DIARIO 27/01/2016

Durante la lezione di oggi abbiamo riflettuto, tra le altre cose, sul concetto di repertorio linguistico e sul fatto che, utilizzando una similitudine di Carlos a mio avviso molto appropriata, il repertorio costituisce un armadio, un armadio in cui mettiamo abiti diversi che scegliamo di indossare a seconda delle diverse situazioni.

Ed ecco che riflettendo sulla lezione, mi è tornato in mente un articolo della scrittrice italiana Carmen Covito intitolato Alla ricerca della lingua italiana:l'Italiano integrato che credo possa rappresentare un interessate spunto di riflessione sull’attuale situazione del repertorio linguistico italiano.

Partendo dal concetto di lingua nazionale e di cosa intendiamo per lingua nazionale, Carmen Covito fornisce una chiave di lettura molto interessante e, a mio avviso, perfettamente condivisibile.

L’autrice esordisce affermando che la lingua nazionale non è più un’utopia, bensì una realtà. Stando ai dati pubblicati dalla Doxa, 86 italiani su 100 parlano l’italiano e, tra questi, 24 non usano più il dialetto, 62 sono in grado di alternare l’italiano e il dialetto a seconda del contesto e solo 14 “individui”, paragonati a dialettofoni in via di estinzione, usano solo il dialetto. 

L’italiano standard è, dunque, un dato di fatto e sicuramente sia la radio, ma soprattutto la televisione, hanno portato avanti una vera e propria rivoluzione linguistica che, in poco più di mezzo secolo, ha risolto la plurisecolare “questione della lingua”.

Carmen Covito, una volta chiarito che non spetta a lei accettare o respingere i nuovi usi linguistici, sostiene che il suo compito, come scrittrice di romanzi, sia quello di captare e registrare lo standard dell’italiano parlato, per poi integrarlo nella sua scrittura letteraria.
All’interno del panorama della letteratura italiana, Covito individua due tipologie di scrittori: da una parte gli “scrittori-letterati”
per i quali la lingua parlata non solo “non esiste”, ma addirittura è vista come un’intromissione che infastidisce; loro preferiscono continuare a scrivere utilizzando registri aulici e si servono di una lingua “neutra, liscia, depilata e deodorata da ogni sentore di vita”. 

Questi scrittori, che spesso sono anche giovani scrittori, ambiscono a scrivere “bene”, laddove per “bene” si riferiscono esclusivamente al rispetto delle regole semantiche e stilistiche dell’italiano normativo; la Covito li definisce C.N.S.E.A.D.N. (che non si è accorto di niente) per via del fatto che ignorano l’importanza del dialogo che, invece, rappresenta il luogo privilegiato dove far convergere tutte le ricchezze della lingua parlata, grazie ai gerghi, ai dialettismi o alle sgrammaticature, che costruiscono un personaggio in seguito smascherato dal lettore.

 Inoltre, anche quando traducono, gli “scrittori-letterati”, molto spesso, tendono a tradire il teso “appiattendolo” e alzandolo verso un linguaggio aulico-letterario che non sempre rispetta l’originale.

Contrapposta a questa tipologia di scrittori, ci sono i nuovi narratori e i nuovissimi- nuovi che, attraverso scelte completamente opposte, si servono del “parlato”
 non perché non sappiano fare diversamente, ma perché hanno adottato una scelta linguistica consapevole e coerente con le loro tematiche.

Tuttavia, utilizzare sempre e solo l’italiano standard potrebbe diventare una scelta non solo esclusiva, ma anche escludente, poiché si perderebbe lo spessore dell’italiano letterario che, seppure con i suoi limiti di artificiosità, è pur sempre dotato di una sua storia e di una realtà che non può essere cancellata.
Per cui, posta difronte a questo bivio, l’autrice propone una terza via
che si presenta come punto di incontro tra la lingua letteraria e quella parlata e il cui maggior rappresentante è, secondo lei, Alberto Arbasino, idolatrato come un’icona stilistica dalle nuove generazioni. 

La scelta di questa terza via ha come obiettivo quello di servirsi della duttilità e vitalità della lingua per produrre testi narrativi che accolgano al loro interno tutti i diversi registri, dai regionalismi, dialettismi, gerghi, parole straniere, ecc., ai termini più colti e a un uso più elaborato della sintassi. L’importante è saperli utilizzare al momento giusto e in un contesto appropriato.

Personalmente, sono d’accordo con Carmen Covito, poiché
considero che la grandezza della nostra lingua risieda proprio nella sua varietà e nella sua camaleontica possibilità di sapersi adattare ad ogni situazione. L’italiano, infatti, presenta un gran numero di sfumature, di sinonimi, di aggettivi che consentono di descrivere un oggetto, un luogo o una persona a seconda del contesto, del parlante o del momento storico; e questa grandezza non possiamo perderla. Bisognerebbe, quindi, essere in grado di sfruttare tutte le possibilità espressive offerte dalle situazioni reali e coniugare registri alti, medi o bassi, a seconda del punto di vista di chi parla. 

Solo così potremmo portare avanti quel processo di rinnovamento e, al tempo stesso, conservazione del nostro patrimonio linguistico. 




 

DOSSIER 27/01/2016 CARLOS VALCARCEL

lunes, 25 de enero de 2016

DOSSIER 25/01 CARLOS VALCARCEL


DIARIO 25_01_CARLOS VALCARCEL


L’USO DEL BLOG IN CLASSE: 



La lezione di oggi mi è servita come spunto di riflessione circa l’importanza o meno di utilizzare un blog nell’insegnamento di una lingua straniera.

Fino a questo momento ho sempre evitato di utilizzare un blog in parte perché, riconosco, non sapevo come sfruttare le sue potenzialità e in parte perché, nonostante consideri che le nuove tecnologie siano importanti, ho sempre prediletto un approccio comunicativo basato soprattutto sull’interazione in classe.

Tuttavia, devo ammettere che in questo mio percorso di studi sto rivalutando positivamente l’utilizzo di nuove forme di comunicazione che sfruttano le potenzialità della rete, riuscendo in questo modo a raggiungere un pubblico più variegato, attraverso registri e forme di espressione diverse.
A questo proposito ho trovato un articolo molto interessante sull’uso del blog nella didattica dell’italiano. 

In questo articolo gli autori si soffermano ad analizzare le varie tipologie di blog (personale, di attualità, politico, tematico, etc.) per poi soffermarsi sul loro uso nella didattica.

La parte a mio avviso più interessante e sulla quale non avevo riflettuto sinora è quella in cui gli autori analizzano l’importanza che l'uso del blog riveste nel lavoro collaborativo e nella struttura ipertestuale, considerati elementi chiave che facilitano la creazione di strategie didattiche in grado di far emergere le conoscenze pregresse dello studente, allo scopo di aiutarlo a costruire la propria conoscenza.

Inoltre, il confronto con gli altri e il raggiungimento di un obiettivo comune aiutano gli studenti a prendere coscienza in modo autocritico delle proprie conoscenze e, dunque, a essere in grado di autovalutarsi durante il proprio percorso formativo.

L’articolo prosegue enumerando i vantaggi e i possibili usi di un blog quali, per esempio, consentire la produzione di vari tipi di testi, incentivare la creatività, costruire una sorta di portfolio online o offrire maggiori stimoli per portare a termine i compiti assegnati.
Infine, si propone un esempio di blog con possibili attività. 

E allora blog si o no?
Sicuramente il blog rappresenta uno strumento molto utile e credo che, se utilizzato correttamente, possa rappresentare una risorsa da integrare in una classe di L2, senza per questo dover rinunciare ad altre metodologie didattiche.

Finora ho sempre evitato le attività che richiedessero la creazione di un blog (spesso nei nuovi manuali si propone come attività la creazione di un blog di classe) ma devo ammettere che può fornire un valore aggiunto alle mie lezioni, aprendo nuovi percorsi didattici e spingendomi a intraprendere nuove sfide che mettano alla prova la mia capacità di rimettermi in gioco.

È probabile che in un futuro, forse non troppo lontano, comincerò ad usare il blog nelle mie lezioni, come fonte di nuove motivazioni e nuovi stimoli, in grado di arricchire il mio lavoro docente.